martedì 4 giugno 2013

Questioni bibliche

                                                     

1.    Cos’e’ la Bibbia e la definizione canonica della Bibbia cristiana cattolica.


La Bibbia e’ una raccolta di libri, che si divide in due parti: Antico e Nuovo Testamento. Questi libri, apparentemente a contenuto storico, ha un carattere pedagogico sul rapporto tra l’uomo e la divinita’ e punta decisamente nel Nuovo Testamento sul contenuto della Rivelazione, incentrata sul Verbo Incarnato, che e’ la persona di Gesu’ Cristo.
In questo opera, che si ritiene scritta da Dio stesso, per ispirazione attraverso lo Spirito Santo nei riguardi dello scrittore, chiamato agiografo, si intravede tutta l’evoluzione spirituale del rapporto dell’uomo nei confronti di Dio, a partire dal rispetto della legge,
imposta da Dio stesso sul Sinai, passando attraverso le varie missioni profetiche per arrivare ad una nuova ricerca della divinita’ piu’ interiorizzata, che s’identifica nell’instaurare un rapporto d’amore con gli tutti gli altri uomini, che sottintende anche una dimensione escatologica, volta al completo ricongiungimento dell’uomo a Dio, alla fine dei tempi.
La Bibbia consta di 46 libri dell’Antico Testamento (libri protocanonici+deuterocanonici) e 27 del Nuovo. Non tutte le confessioni cristiane hanno lo stesso canone nell’AT, c’e’ per esempio chi accetta la Bibbia sei Settanta e chi altre stesure, comprese la TaNak, che e’ la Bibbia ebraica.

La definizione dogmatica del canone della Bibbia Cattolica è avvenuta nel Concilio di Trento nel decreto "sui libri sacri e sulle tradizioni da accogliere" (1546).
Dalla Dei Verbum c’e’ scritto:
La fissazione di un "canone" delle Sacre Scritture fu la conclusione di un lungo processo. Fissando il canone delle Scritture, la Chiesa fissava anche e definiva la sua stessa identità, cosicché le Scritture sono ormai uno specchio nel quale la Chiesa può costantemente riscoprire la sua identità e verificare, secolo dopo secolo, il modo in cui essa risponde continuamente al Vangelo e dispone se stessa a esserne lo strumento di trasmissione (DV 7).

In altra luce, si dovevano contrastare gli effetti della Riforma Protestante, che stava fissando un diverso canone biblico, ben piu’ ridotto, escudendo Nuovo Testamento ed accettando la Bibbia Ebraica (i Settanta).

2.    Criteri di canonicita’.


Sono due criteri principali:
a) Ecclesialità.
Furono scelti come "ufficiali" i libri che erano accolti e letti nella liturgia dalla maggior parte delle comunità che li conoscevano.Furono le comunità che selezionarono i libri del Nuovo Testamento, non attraverso pronunciamenti ufficiali, ma attraverso il «sentire» spirituale dei cristiani: in quei libri essi riconoscevano fissata la fede che avevano ricevuto nella predicazione orale ed accettato.Ma perché i cristiani leggevano questi libri?


b) Apostolicità.
 
Furono scelti quei libri che si riconoscevano prodotti (direttamente o indirettamente) dagli apostoli: «Si può dire che il concetto di "canone", sia derivato in modo diretto da quello di apostolo. L'apostolo ha nella Chiesa una funzione unica, che non si ripete: è un testimone oculare. Per conseguenza solo gli scritti che hanno per autore un apostolo o un discepolo di un apostolo sono reputati garantire la purezza della testimonianza cristiana» (O. Cullmann, Le Nouveau Testament, Paris 1966; ed. ital. Bologna, 1968, pag. 141-142).
1. Quanto ai vangeli, le comunità hanno accettato quelli che avevano come autori sicuri o gli apostoli o i diretti ascoltatori di apostoli (dopo aver valutato, per questi ultimi, che avessero raccolto bene il loro insegnamento). Per questa ragione furono rifiutati i vangeli apocrifi.
2. Quanto alle lettere, era compito dei destinatari garantire sul mittente. Si noti però che spesso un autore si serviva di uno scrivano-segretario che scriveva il testo. È per questa ragione che scritti come la Didaché o la lettera di Clemente di Roma, nonostante fossero dello stesso periodo e sullo stesso argomento dei libri del Nuovo Testamento, non furono accolti tra i libri ufficiali.Ne consegue che, per le comunità cristiane antiche, norma di fede non erano gli scritti, ma le testimonianze orali apostoliche che si fissarono poi in tali scritti. Valeva il seguente principio: era canonico (= normativo) solo ciò che era apostolico.Infatti per noi è fondamentale la seguente attestazione della Scrittura: "Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre" (Giuda 3).Sappiamo che alla fine del primo secolo - e le testimonianze storiche concordano - c'era già un elenco di libri accettati dalle Comunità Cristiane reso valido dalla "testimonianza oculare degli Apostoli di Gesù". I testi apocrifi o "deuterocanonici" dell'Antico Testamento, ancora oggi usati dalla chiesa cattolica, erano invece considerati da numerosi padri della chiesa, lesivi della autorità stessa della Parola di Dio (come Atanasio, Cirillo, Gregorio Nazianzeno ed Epifanio) o semplicemente come libri pastorali, in qualche modo utili per l'insegnamento della morale, ma non della dottrina (come Ilario, Rufino e altri).

3.    Storia del canone della Bibbia.

La definizione del canone ebraico ed i cosiddetti “deuterocanonici”

 

Molti studiosi ipotizzano che una vera e propria decisione ufficiale e conclusiva su quali siano le Scritture ispirate per l'ebraismo sia stata presa in un “sinodo rabbinico” tenutosi a Jamnia (o Jabneh) città sulla costa del Mediterraneo ad ovest di Gerusalemme. In effetti gli eventi della caduta di Gerusalemme e della distruzione del Tempio, nel 70 d.C., e la precedente e successiva espansione del cristianesimo, avevano sensibilmente modificato la situazione religiosa in Israele. La tradizione vuole che la scuola di Jamnia sia stata fondata da Rabbi Johanan ben Zakkai, dopo il 70 d.C., e che, circa 10 anni dopo, Gamaliel II sia divenuto capo della scuola rabbinica della città e, insieme ad Eleazar ben Azariah, ne sia stato, tra l'80 ed il 117 d.C., il rabbino più importante. Sarebbe proprio in questa località che, tra il 90 ed il 100 d.C. si sarebbe tenuto un Sinodo volto a dire una parola definitiva sul Canone ebraico. Sappiamo, dalle fonti rabbiniche, con certezza che a Jamnia si svolse un dibattito relativo alla canonicità di Qohelet ed Ester e che la decisione finale fu che essi sono libri “che sporcano le mani”, ossia “ispirati da Dio”, da non maneggiare alla leggera e che richiedevano di purificarsi le mani, dopo averli toccati. Sempre da fonti rabbiniche (Tosephta, Yadaim 2, 13) sappiamo che i rabbini arrivarono alla conclusione che il Siracide, invece, “non sporcava le mani”, ma non sappiamo precisamente dove e quando ciò sia avvenuto. Ne troviamo infatti copia sia nella sinagoga di Masada, che fu espugnata dai romani nel 73 d.C., sia nella “gheniza” della Sinagoga del Cairo.
Concludendo, possiamo renderci conto, attraverso le tappe sopra descritte, di come si arrivò alla conclusione condivisa dei libri appartenenti al Canone del Tanak. Furono esclusi dal Canone tutti i libri composti dal giudaismo alessandrino e presenti solo nella LXX. La maggior parte di questi testi sono stati scritti direttamente in greco, ma alcuni hanno, invece, un originale ebraico, come appunto il Siracide. Forse concorse a questa esclusione anche il fatto che la traduzione della LXX che li conteneva, nata nel giudaismo, fu poi quella usata dal cristianesimo nascente ed è quella che è continuamente citata nel NT. Il bisogno originario di provare l'origine divina di questa traduzione, che vediamo testimoniato nella famosa lettera di Aristea, opera di un ebreo ellenistico, cedette il passo al bisogno di distanziarsi da essa.
I testi presenti nella LXX e non nel Canone ebraico sono Tobia, Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Baruc e l'epistola di Geremia (=Bar 6), Siracide e Sapienza, più alcune sezioni greche dei libri di Daniele ed Ester. Anticamente, secondo la terminologia di Eusebio di Cesarea, in ambiente cristiano, i libri accettati da tutti venivano detti “omologoumenoi” (cioè “unanimemente riconosciuti”), mentre gli altri venivano detti “antilegomenoi” (cioè “discussi”).


Evoluzione del canone da Gesu’ all’epoca patristica, fino a Trento.
Ci sono stati diversi tentativi di canonizzare la Bibbia cristiana. Innanzi tutto la presenza di Gesu’ e degli Apostoli che hanno accettato la Bibbia dei Settanta ed il fatto che si siano occupati di fare tramandare la loro esperienza sulla terra, attraverso il Vangelo. Poi, i testi liturgici, che provenivano dalla tradizione orale degli avvenimenti di Gesu’ e degli Apostoli, che accettavano anche l’Antico Testamento, per via di essi. La Tradizione Ecclesiale cerca di mantenere e correggere i canoni, anche tramite Concili e  Sinodi (Concilio II di Ippona e il IV di Cartagine). Anche il Magistero che opera con la Tradizione, mediante il contributo della Patristica, legata alla Rivelazione, contribuisce ad avvalorare la bonta’ dei canoni.
Anche molti personaggi dell’occidente e dell’oriente cristiana hanno cercato di canonizzare la Bibbia, tra cui Marcione, Montano, Origene,San Giustino.La questione principale era per l’Antico Testamento,l’inclusione o no dei libri Deuterocanonici Tobia, Giuditta, 1-2 Maccabei, Baruc, epistola di Geremia,Siracide e Sapienza e per il Nuovo lettere come 2° e 3° Gv, 3° Pt, 1° Gc, 1° Gd e Ap.
Infine c’e’ il grande avvenimento del Concilio di Trento che fissa la Bibbia dei Cattolici (Volgata), la quale  ha validita’ ancor oggi. Tra tutte queste implicazioni, anche la Settanta ha contribuito a far conoscere i canoni, ma si ritrovava avversata da un insieme di raccolte riconosciute in Palestina, specie nell’ambito farisaico, che sara’ ancora piu’ assumera’ il potere religioso  dopo la caduta definitiva di Gerusalemme.
Dopo il Concilio di Trento Sisto da Siena (morto nel 1569), per indicare i libri non accolti dalla Riforma protestante, usò per primo l'infelice parola “protocanonici” ad indicare quelli che sarebbero stati accolti in un primo momento da un ipotetico “primo canone” e “deuterocanonici” quelli su cui si sarebbe creato solo successivamente un consenso in un presunto “secondo canone”. E' l'espressione che viene usata abitualmente negli studi recenti.


4.    La Bibbia Ebraica e il Vecchio Testamento cristiano.


La differenza dipende dalla suddivisione dei libri e dalla quantita’ dei libri stessi.
La Bibbia Ebraica e’ denominata TaNaK, perche’ e’ strutturata secondo tre parti, con T,N,K iniziali delle tre parti.
Torah, o libri della Legge, che corrisponde al Pentateutico.
Nevim: i profeti, che comprendono anche parti storiche (Giosue’, I Re, Giuditta, ed altri). Ketubim (gli scritti, tra i quali i Salmi, i Proverbi, il Cantico dei cantici, Daniele, Esdra e Neemia. ed altri. La Bibbia ebraica e’ scritta in ebraico, ma ci sono due libri Esdra e Deaniele, che sono scritti direttamente in greco.
Manca ovviamente il Nuovo Testamento.

La Bibbia Cristiana e’ quella canonizzata nel concilio di Trento, con Antico Testamento e Nuovo Testamento (l’edizione in Latino della Vulgata piu’ quelle moderne nazionali, che ne derivano).
L’Antico Testamentodella Bibbia Cristiana consta di quattro parti: Pentateutico, Libri Storici, Profeti ed Altri Scritti. Sono inclusi i Deuterocanonici, che non sono nella Bibbia Ebraica.

Tutti i libri sono:

Antico Testamento.
Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; Giosuè, Giudici, Ruth, i quattro dei Re, i due dei Paralipomeni, Giobbe, Salterio di David, cinque libri di Salomone [Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici, Sapienza, Ecclesiastico], i dodici Profeti [i minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia], Isaia, Geremia, Daniele, Ezechiele, Tobia, Giuditta, Ester, i due di Esdra [Neemia ed Esdra], i due dei Maccabei. In tutto 46 libri.

Nuovo Testamento
Quattro libri di Evangeli, un libro di Atti degli Apostoli, tredici lettere di Paolo apostolo, una del medesimo agli Ebrei, due di Pietro, tre di Giovanni, una di Giacomo, una di Giuda, l’Apocalisse di Giovanni”.
In tutto 27 libri, come in tutti gli altri canoni.

5.    La Bibbia dei Settanta.


Poiche’ ad Alessandria d’Egitto si era formata una numerosa comunita’ giudaica, sorse l’esigenza di far tradurre la TaNak o Bibbia Ebraica per la prima volta in greco comune ellenistico (koine’).

Contiene i libri della Bibbia Ebraica piu’ alcune aggiunte dette libri Deuterocanonici , quali i seguenti:

I seguenti libri invece non sono entrati nel canone cattolico e non sono pertanto presenti nelle versioni latine successive.

Infine rispetto alla Bibbia Ebraica ci sono queste caratteristiche.
  • Testo sorgente diverso per TM e LXX. In particolare per Geremia e Giobbe, il testo della LXX è più corto e i capitoli appaiono in un ordine diverso dal TM. Al contrario, per il libro di Ester il testo contenuto nella LXX è notevolmente più ampio di quello del TM. Citando un esempio in particolare, in Isaia 36,11 l'attuale TM legge 'popolo', mentre la LXX si riferisce a un singolo 'uomo' (anche se il significato non cambia). Tra i manoscritti biblici di Qumran è presente un rotolo ebraico di Isaia (1QIsaa) contenente la lettura 'uomo': non si tratta dunque di un errore di traduzione della LXX, ma di un manoscritto sorgente ebraico diverso da quello cristallizzatosi nell'attuale Testo Masoretico. Tuttavia, un esame complessivo dei manoscritti biblici di Qumran ha evidenziato un testo sostanzialmente fedele a quello masoretico: solo circa 5% delle discordanze LXX-TM è dovuto alla presenza di un testo premasoretico diverso da quello masoretico. In moltissimi casi relativi a tali discordanze, la LXX ha seguito il testo biblico contenuto nel Pentateuco Samaritano a discapito di quello ebraico ‘canonico’.
  • Differenze di interpretazione del testo ebraico premasoretico (consonantico e privo di punteggiatura). P.es. in Salmi 23,6 (22,6 nella numerazione LXX) le consonanti ebraiche WShBTY possono essere vocalizzate in maniera diversa, dando origine sia alla lettura 'e tornerò' (TM) che 'e il abitare' (LXX), entrambe legittime.
  • Ambiguità proprie dei termini originali ebraici. P.es. in Salmi 47,10 l'ebraico parla di maginne-'eretz, che significa propriamente 'scudi della terra', termine insolito nell'ebraico biblico che viene pertanto inteso dalla LXX come una metafora per uomini armati, dunque 'forti, prodi della terra'.
  • Alterazioni volontarie di stile, relative a motivazioni di stile o a esplicazioni di metafore. P.es. in Salmi 1,4 il testo greco della LXX presenta una ripetizione di 'non così', assente nel TM ma metricamente più corretta. Ancora, nella versione ebraica di Daniele 11,5 seguenti si parla metaforicamente di re del Nord e del Sud, che nella LXX vengono esplicitati come rispettivamente il re d'Assiria e il re d'Egitto.
  • Alterazioni volontarie di senso dovute all’attesa messianico-escatologica, particolarmente viva nei secoli precedenti la nascita di Cristo, che portò pii traduttori della LXX o copisti successivi a sovrainterpretare e modificare alcuni passi. P.es.:
    • in Isaia 7,14 il termine ebraico ‘almah, giovane donna, venne reso col greco parthènos, vergine;
    • in Isaia 53,8 il termine ebraico dor, generazione (di coetanei, passati presenti o futuri), venne reso con geneà, indicante non solo la generazione ‘collettiva’ ma anche l’atto della nascita, donde il senso complessivo: “la nascita di lui chi potrà narrarla?”;
    • in Salmi 16,10 (15,10 LXX) shàhat, sepolcro, divenne diafthoràn, corruzione: “non farai vedere al santo di te la corruzione”;
    • in Salmi 40,7 (39,7 LXX) “gli orecchi scavasti a me”, fu tradotto in greco con “un corpo (soma) preparasti a me” (anche se alcuni testimoni greci leggono correttamente otia, orecchi).
  • Errori involontari dei copisti della LXX, presenti in qualunque tradizione manoscritta.
I Settanta sono  importanti, perche’ la lingua in cui e’ scritta (koine’) porta alle seguenti conclusioni.
La koinè ellenistica, nella storia dei Greci, non è importante solo in quanto primo dialetto comune e principale antenato del greco moderno, ma anche per il suo impatto nella civiltà occidentale come lingua franca nel Mar Mediterraneo. La koinè appunto è anche la lingua originale del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana e anche il mezzo per l'insegnamento e la diffusione del Cristianesimo. Inoltre, fu non ufficialmente la seconda lingua dell'Impero romano. Quando gli stati greci alleati sotto la guida dei macedoni conquistarono e colonizzarono il mondo conosciuto, il loro nuovo dialetto fu parlato dall'Egitto al nord dell'India. Siccome il greco ellenistico prese piede durante il periodo tardo-classico, il simbolico punto di partenza del terzo periodo della lingua greca è stabilito dalla morte di Alessando Magno nel 323 a.C. e la chiusura di questo periodo della lingua greca e il passaggio alla quarta fase della lingua greca, conosciuta come greco medievale, è simbolicamente assegnata alla fondazione di Costantinopoli nel 330 d.C. da parte di Costantino I.

6.    I Targum.

Sono le traduzioni aramaiche della Bibbia dall’ebraico, in quanto gia’ nei primo secolo a.C. in Palestina si parlava Aramaico.Sono importanti per motivi di diffusione del messaggio biblico.I Targum principali (caratteristiche) sono i seguenti:
Targum di Onkelos (o Targum Babilonese), redatto tra il  60 a.C. e il II sec. d.C., venne prodotto da una scuola attiva a Babilonia. Traduce il testo della sola Torah.
Targum Yonathan ben Uzziel contiene solo i libri dei Profeti, anteriori e posteriori. È considerato coevo al Targum di Onkelos, e anch’esso redatto a Babilonia.
Targum Yerushalmi (traduzione di Gerusalemme) contiene l’intera Torah. Il suo testo si avvicina più a una parafrasi che a una traduzione, con alcune digressioni retoriche, poetiche e mistiche

7.    La versione tradotta in latino della Vulgata.

La Vulgata nasce nel IV/V se. d.C. ad opera di San Girolamo, che voleva creare una traduzione latina della Bibbia, che avesse anche un carattere ufficiale nell’ambito ecclesiale. Essa segue la “Vetus” di due secoli prima abbastanza rozza nella terminologia e ripresa dai Settanta. San Girolamo rifa’ la traduzione, basandosi su testi ebraici.La sua importanza si ripercuote nei secoli, anche se ci sono state manipolazioni ed altre correzione, in quanto e’ ancora la Bibbia ufficiale in latino (versione Clementina) sino ai nostri tempi, prima dell’adozione della Bibbia CEI in italiano, che e’ basata su di essa.E’ importante anche, perche’, tramite il Concilio Tridentino, si e’ giunti ad una canonizzazione ufficiale della Bibbia, mantenuta nelle lingue nazionali degli stati cristiani cattolici.

8.    Gli altri canoni cristiani, al di fuori di quello cattolico.


Ricordiamo che il Nuovo Testamento e’ comune a tutti i canoni, con 27 libri.

Per l’Antico.:

Canone ortodosso: accoglie i libri della Settanta, con differenze ovviamente dal canone Ebraico.
Canone protestante: contiene i testi della TaNaK o Bibbia Ebraica, pero’ con con la tripartizione (Torah, Nevim, Ketuvim, ma con la quadripartizione: Pentateuco, Libri Storici, Profeti ed Altri Libri.
Canone copto: comprende i testi dei Settanta piu’ due libri considerati apocrifi dai cattolici: Gibilei ed Enoch.
Canone siriano e Bibbia scritta in siriano, detta peshitta: l’antico testamento comprende testi considerato apocrifi, ovvero i Salmi 151-155 ed il libro di Baruc.

9.    Antico e Nuovo Testamento: qual’e’ il loro legame teologico e biblico?


E’ un cambiamento della relazione dell’uomo con la divinita’. Nell’Antico Testamento si doveva osservare la legge in maniera essenziale, nel nuovo c’e’ la nuova dimensione dell’Amore, che supera la legge. Non si guarda piu’ verso il cielo per cercare Dio, bensi’ nel proprio intimo.
Inoltre esiste una Sapienza (quella di Dio), che teneva nascoste nell’Antico Testamento, tutte quelle cose che si sarebbero rivelate nel Nuovo. Ossia nel Nuovo Testamente tutte le cose dell’Antico, acquistavano e manifestavano il loro pieno significato.L’Antico e’ una prefigurazione del Nuovo, che in un certo modo l’annuncia (vedi i profeti, per esempio).la Rivelazione , quindi, si passa in modo graduale dall’Antico al Nuovo Testamento, per divenire piena con Cristo.


10.                      I testi masoretici.


L’ebraico e’ una lingua scritta che non contiene vocali.
Tra il VII ed il IX secolo degli scribi ebrei inventarono una nuova codificazione, fatta di segni (soprattutto punti), per identificare le vocali. Questo permetteva anche di tradurre piu’ facilmente la Bibbia ebraica ed anche di leggrla senza tanti problemi.
Tra i testi masoretici piu’ antichi che ci sono giunti ci sono: il codice di Leningrado, di Aleppo e quello Babilonese, scritti attorno all’anno 1000.

11.                      Rapporto tra i testi masoretici e la TaNak.


E’ soprattutto un rapporto di revisione dei testi e di correzione di errori sulla scrittura ed introduzione di simboli, in cui si regola anche l’accentazione e le pause di un certo scritto.

12.                      I testi nel Nuovo Testamento.

Il nuovo testamento si e’ formato e trasmesso attraverso la tradizione orale dei primi cristiani e i brani liturgici, letti durante le celebrazioni. Anche con manoscritti di racconti e lettere (Atti, Paolo, Giacomo, Giovanni, ecc.).E’ scritto in greco e vi sono varie edizioni e traduzioni,Solo il primo Vangelo fu scritto in Araimaico e subito tradotto in greco.
Ritroviamo codici in pergamena (onciali) con il Nuovo Testamento, unito anche all’Antico, che sono il Codice Vaticano, l’Alessandrino, il Cantabrigiense e quello Sinaitico.

13.                      Edizioni critiche della Bibbia.

La critica testuale è quel ramo dell'esegesi che studia la trasmissione del testo originale della Bibbia.
Tenendo conto del fatto che i testi biblici sono stati tramandati in numerosi manoscritti, i cosiddetti codici, che divergono in molti particolari, compito della critica testuale è quello di studiare le variazioni presenti nelle diverse tradizioni del testo e di ricostruire, mediante l'applicazione di principi metodologici scientifici, il testo più antico possibile.
La critica testuale analizza anche i passi corrotti, lacunosi e in parte intraducibili, nel tentativo di decifrarne l'enigma.
Come disciplina, la critica testuale richiede la conoscenza dei diversi manoscritti, nonché una buona familiarità coni caratteri delle lingua greca ed ebraica.

14.                      L’ispirazione delle Sacre Scritture.


I testi biblici contengono tutte quelle cose che Dio vuole dire all’uomo e sono per tutto da Lui inspirati.
Dio si serve degli agiografi, che editano testi sotto la Sua Divina Ispirazione. Per questo l’azione di Dio raggiunge i testi ispirati, sino ai minimi dettagli.
I libri sacri hanno un’autorita’ assoluta, a motivo della loro origine divina ed in quanto ispirati, sono attribuibili a Dio in ogni singola e minima parte, qualunque sia il contenuto e l’importanza.
I Padri si sforzavano di trovare profondi insegnamenti tra gli scritti sacri, in qualunque frase, poiche’ tutto era parola di Dio.

15.                      L’ispirazione biblica ed il contesto del Vaticano I.

Occorre leggere la Dei Filius, che in sostanza dice che l’uomo con la sola stessa ragione, non puo’ andare a comprendere le cose trascendenti della fede ed i suoi dogmi, ma deve avere, oltre un certo limite, un rapporto di sottomissione ad accettazione delle verita’ non manifestatamente rivelate, che sono sempre presenti .La ragione aiuta solo a comprendere i contenuti di Fede, ma non a rivelarli completamente. Dove la ragione non va ci si deve affidare al Vangelo e alle Scritture, dove si cerca di entrare nel dominio della Fede, con la stessa ispirazione divina, che ha avuto l’agiografo.

16.                       I principali testi che hanno parlato dell’ispirazione prima del Vaticano II (Dei Verbum).



a)     Providentissimus Deus, che diceva che non si puo’ restringere l’ispirazione solo in alcune parti degli scritti o che l’autora in certi punti abbia errato.
b)     I Lamentabili, contro le posizioni moderniste, che affermavano che non tutte le parti erano senza errore, proprio per preservare dagli errori ogni sigola parte.
c)      Leone XIII, che affermava che la fede antica e costante della Chiesa dava immunita’ alle Sacre Scritture.
d)     Benedetto XV, che era contrario di introdurre nella Bibbia una differenza tra un elemento principale o religioso e un elemento secondario o profano.

17.                      Dei Verbum: rapporto di Dio con l’agiografo.

11. Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo La santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché scritti per ispirazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 20,31; 2 Tm 3,16); hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa (17) per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità (18), affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo (19), scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte (20).
Poiché dunque tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo, bisogna ritenere, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture (22). Pertanto «ogni Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinché l'uomo di Dio sia perfetto, addestrato ad ogni opera buona».Tra l’azione principale di Dio e l’azione strumentale dell’agiografo (perche’ chi scrive e’ strumento di Dio) c’e’ la sussistenza di una analogia.:le parole umane scritte, proprio per questa santissima opera acquistarono una ricchezza assai maggiore, conforme all’intenzionalita’ divina.E questa ricchezza fu proporzionale alla illuminazione ricevuta.
Dio volle parlare all’uomo nel suo (uomo)  linguaggio, affinche’ comprendesse il piu’ possibile le profonde verita’ che Lo riguardano. Cosi’ si puo’ risalire alle vaerita’ soprannaturali. Si parte da un giudizio umano, formulato da Dio nell’agiografo, ma le parole attraverso l’agiografo, sono riempite di un significato qualitativamente superiore.

18.                 La relazione  tra l’ispirazione biblica e la Rivelazione del Verbo incarnato.

Intanto si puo’ partire con una similitudine tra le Scritture e l’Incarnato..Il linguaggio della scrittura e’ umano, ma la parola del Verbo ispirato non si trasformo’ in  linguaggio umano, ma mantenne la sua identita’.Le scritture poiche’ ispirate sono il contenuto della Parola di Dio, che e’ il Verbo.
Come l’umanita’ in Cristo era un velo che  separava l’uomo da Dio, cosi’ il linguaggio della scrittura e’ un mezzo per risalire ai misteri divino.
Gesu’, figlio di Dio, con due nature inconfuse era una persona unica. Nelle scritture non esiste la contemporanea presenza di un linguaggio divino e umano, ma il linguaggio umano, e’ stato assunto da Dio nelle scritture per farlo diventare divino.
Come Gesu’ e’ nello stesso tempo divino ed umano, senza mescolanze, cosi’ anche la scrittura che non e’ mescolata tra divino e umano, e’ una realta’ umana, che rimane divina.

19.                      Uniformita’ d’ispirazione della Bibbia.

Certamente, anche perche’ la Chiesa li accoglie tutti nella stessa venerazione.Tutti gli scritti sono opera di Dio ed ovviamente egualmente ispirati.

20.  La Bibbia, come parola di salvezza. (DV 11-12).


Il tema dell'ispirazione è trattato molto sobriamente: i libri della Scrittura "hanno Dio
per autore" (DV11). Ma anche gli scrittori umani sono "veri autori". Non si usa più, aloro riguardo, la categoria di "strumento", come fecero le Encicliche bibliche. Né si fa
più ricorso al concetto generico negativo di "inerranza" dei libri biblici, che costringeva
talora gli esegeti a discutibili acrobazie interpretative. Si parla invece, positivamente,
del tipo di verità che bisogna ricercare nelle Scritture, e cioè quella "verità che Dio
volle fosse consegnata ai testi sacri in vista della nostra salvezza" (DV 11). Questa
verità è contenuta "senza errore" nelle Scritture.
Per quanto riguarda l'interpretazione, la DV contiene due indicazioni principali: 1) si
ricerchi l'intenzione degli scrittori sacri, tenendo conto di tutti gli elementi storici,
letterari, culturali, ecc. di cui disponiamo; 2) si tenga presente l'unità di tutta quanta
la Scrittura, da leggere e da interpretare "con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il
quale è stata scritta" (DV.12).
Il senso letterale (investigato col metodo storico-critico) e l'intelligenza spirituale ed
ecclesiale delle Scritture (perseguita dai Padri e dai Medioevali) vanno entrambi tenuti
presenti. L'indagine critica, la viva tradizione della Chiesa e l'analogia della fede sono
indispensabili per la comprensione delle Scritture. I risultati delle ricerche sono
sottoposti in ultima istanza al giudizio del Magistero ecclesiale, il quale ha il compito e
il servizio di "conservare e interpretare la Parola di Dio" (DV 12).
Dalla lettura di questo stralcio della DV 11, e’ evidente che nel percorso verso Dio, occorre sempre fare riferimento all Sacre Scritture, per raggiungere i contenuti profondi e non visibili della Rivelazione.. Quindi la verita’ e’ da ricercarsi prima di tutto nelle Scritture, che sono pagine ispirate e scritte da Dio, con la mediazione ispirata dell’uomo (agiografo e lettore).

21.                Le relazioni tra la Bibbia e le conclusioni delle scienze razionali.

Dal catechismo.
109 Nella Sacra Scrittura, Dio parla all'uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. 128
110 Per comprendere l'intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei « generi letterari » allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. « La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione ». 129
111 Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe « lettera morta »: « La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta ». 130
Il Concilio Vaticano II indica tre criteri per una interpretazione della Scrittura conforme allo Spirito che l'ha ispirata: 131
112 Prestare grande attenzione « al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura ». Infatti, per quanto siano differenti i libri che la compongono, la Scrittura è una in forza dell'unità del disegno di Dio, del quale Cristo Gesù è il centro e il cuore aperto dopo la sua pasqua. 132
« Il cuore 133 di Cristo designa la Sacra Scrittura, che appunto rivela il cuore di Cristo. Questo cuore era chiuso prima della passione, perché la Scrittura era oscura. Ma la Scrittura è stata aperta dopo la passione, affinché coloro che ormai ne hanno l'intelligenza considerino e comprendano come le profezie debbano essere interpretate ». 134
113 Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente di tutta la Chiesa ». Secondo un detto dei Padri, « Sacra Scriptura principalius est in corde Ecclesiae quam in materialibus instrumentis scripta 135la Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali ». Infatti, la Chiesa porta nella sua Tradizione la memoria viva della Parola di Dio ed è lo Spirito Santo che le dona l'interpretazione di essa secondo il senso spirituale (« ...secundum spiritalem sensum, quem Spiritus donat Ecclesiae – ...secondo il senso spirituale che lo Spirito dona alla Chiesa »). 136
114. Essere attenti all'analogia della fede. 137 Per « analogia della fede » intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione.
Dalla Dei Verbum 12-13.
Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l'interprete della sacra Scrittura, per capir bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24).
Perciò, dovendo la sacra Scrittura esser letta e interpretata alla luce dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta (25), per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore diligenza al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della viva tradizione di tutta la Chiesa e dell'analogia della fede. È compito degli esegeti contribuire, seguendo queste norme, alla più profonda intelligenza ed esposizione del senso della sacra Scrittura, affinché mediante i loro studi, in qualche modo preparatori, maturi il giudizio della Chiesa. Quanto, infatti, è stato qui detto sul modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio (26).

La « condiscendenza » della Sapienza divina
Nella sacra Scrittura dunque, restando sempre intatta la verità e la santità di Dio, si manifesta l'ammirabile condiscendenza della eterna Sapienza, « affinché possiamo apprendere l'ineffabile benignità di Dio e a qual punto egli, sollecito e provvido nei riguardi della nostra natura, abbia adattato il suo parlare» (27). Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si son fatte simili al parlare dell'uomo, come già il Verbo dell'eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell'umana natura, si fece simile all'uomo.
Da questi due documenti si desume che: oltre ai criteri teologi ed ermeneutici, nella interpretazione della Bibbia, occorre tenere conto rei diversi risultati delle scienze umane, cercando d’integrarle in una visione unitaria.Tutto questo perche’ l’agiografo e’ un mezzo di Dio, per meglio manifestare la rivelazione, attraverso i vari generi letterari.Tutto cio’ deriva anche dalla condiscendenza dell’Eterna Sapienza, affiche’ comprendessimo in termini umani l’ineffabile benignita’ di Dio. (V 13).

22.                      I generi letterari della Bibbia e loro importanza.

La stesura della Bibbia non ha una struttura uniforme, ma e’ costituita da parti che rispondono a dei generi letterali, come: storico, giuridico,profetico, poetico,sapienziale, evangelico, epistolare, apocalittico.Esiste anche un’altra distinzione, che si divide tra genere di prosa e quello poetico. La verita’ anche se e’ unica, ha caratteristiche multeplici ed e’ proposta in forma diversa. Questo dipende sia dall’agiografo ispirato, che dall’accoglienza del lettore ugualmente ispirato.

23.                      I principi dell’esegesi teologica.

  • L’unita’ della Bibbia.Anche se la Bibbia e’ un insieme di libri, Essa ha una struttura e concezione unitaria, in quanto e’ scritta da un solo autore divino.La principale regola d’applicare e’ quella della Fede.
  • Il principio scaturistico della Tradizione..Come dice  la DV 12, occorre tenere in debito conto della viva Tradizione della Chiesa.
  • L’analogia di Fede. Non e’ altro che rispettare nella lettura la coesione delle varie parti della Bibbia, senza cercare pretesti di contrasto tra due verita’ apparentemente non compatibili.
  • Lettura della Bibbia secondo la Tradizione della Chiesa e l’autorita’ del Magistero.E’ chiaro che rispettando queste realta’, e’ piu’ facile imbattersi nell’interpretazione, che risponde all’ispirazione proveniente da Dio, ben sapendo quale sia il valore trasmissivo della verita’ della Tradizione e l’indissolubilita’ delle verita’ del Magistero, che provengono da cio’ che ha detto, fatto e predicato da Cristo nella Sua missione terrena.

(Fine)




Riferimenti bibliografici.
1. Michelangelo Tàbet.  Introduzione generale alla Bibbia. Ed. San Paolo.Anno 1998.
2.  Rosario Chiarazzo. Diapositive sul  Corso Scritture II. Corsi Ecclesia Mater. Anno 2011-2012..
3. Catechismo della Chiesa cattolica, Sezione 1, Parte 2, terzo capitolo,”La Sacra Scrittura”.
4. Costituzione apostolica  “Dei Filius”, 1870, Concilio Vaticano I, Pio IX
5. Costituzione Apostolicica “Dei Verbum”, 1965, Concilio vaticano II, Paolo VI.




Scuola di Preghiera a Roma a S. M. di Minerva.


 

Breve introduzione.

Il sottoscritto Paolo Carlizza  ha frequentato dal 16 febbraio sino al 3 aprile 2009 una scuola di preghiera, divisa in quattro tranche di cinque giorni, dal lunedi’ al venerdi’, intervallate di una settimana. Gli argomenti principali, svolti nelle tranche suddette sono stati:

  • Necessita’ della preghiera
  • La preghiera vocale
  • La preghiera d’ascolto
  • La preghiera del cuore

L’orario e’ stato quello serale dalle 21:00 alle 22:00 e si e’ tenuta regolarmente  una parte teorica di spiegazione della materia nella prima mezzora e nella successiva si e’ eseguita la pratica con la preghiera silenziosa, che cambiava nello svolgimento di volta in volta.

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Scuola di preghiera - Santa Maria sopra Minerva - Relatore P. Mario Gallian o. p.


Dal Castello Interiore di Santa Teresa d'Avila si desume la seguente sintesi.
 
I gradi di santita' nella preghiera sono schematizzati da 3 gradi o gradini:

1.Principianti
2.Proficienti
3.Perfetti

Nel grado 1 si hanno le seguenti mansioni:

1.Preghiera vocale - Meditazione
2.Affettivita' - Semplicita'

Nel grado 2 le mansioni sono:

3. Contemplazione infusa- Preghiera del cuore.
4. Contemplazione di quiete- Preghiera del cuore
5 Fase intermedia di Vita Passiva o Notte dei Santi

Nel grado 3 le mansioni sono:

6.Di unione
7..Conformante
8.Trasfrormante

Nei Principianti c'e' dapprima la preghiera vocale, fatta di formule, frasi e parole, che rischiano di essere vuote, se questa non e' fatta bene.
Viene poi la Meditazione, in cui si pensa a quanto pregato.Queste prime due fasi vengono dette di preghiera vocale.
Segue la preghiera affettiva, in cui si riconoscono certi doni spirituali, come il compiacimento e la consolazione ed il rischio
e' quello di fermarsi e tornare indietro, perche' ci si accontenta. L'ultimo passo del primo grado e' la preghiera di semplicita', dove ci si pone semplici davanti a Dio,
con il cuore sgombro dalle cose umane. Queste due ultime fasi costituiscono un grado piu' elevato di preghiera, ossia preghiera di ascolto: non si parla piu', ma si tenta di far entrare
nella propria anima la voce di Dio.
I difetti che possono incorrere nella preghiera dei principianti sono:

a) Sensualita', dove si prova una certa consolazione e una particolare gioia
b) Conseguente pigrizia
c) Orgoglio e presunzione di essere gia' un poco santi.

Nel secondo grado, quello dei Proficienti avviene un cambiamento di comportamento:

a) Non soddisfa piu' pregare, fare il rosario ed altre preghiere, ovvero sopraggiunge un forte senso di aridita'
b) C'e' sembre una forte volonta' di rendere servizio a Dio, ma non si sa che fare.
c) Viene abbandonata la Medidazione e la lettura dei testi sacri e religiosi, in quanto non si hanno piu' presa nell'anima.

A meno di qualche stato fisico anomalo o per malattia, questo e' sintomo di salita verso Dio, perche' si stanno ottenendo forti doni spirituali, che le nostre qualita' sensoriali non possono percepire.
Quindi, ci stiamo allontanando in un certo senso dal mondo e di questo dovremmo essere contenti. Si tratta solo di continuare a pregare ad espettare il momento in cui si avra' una luce maggiore.

Nella seconda parte o grado 2 c'e' la contemplazione, dove si esercita la preghiera del cuore, dove ci si mette di fronte a Dio in assoluta semplicita', cercando di non pensare a null'altro
e cercando di amare solo Dio stesso.
Dobbiamo donare noi stessi a Dio e questo costa di solito un grande sforzo e non dobbiamo pensare di ricevere alcunche' dal Padre. Amare e basta. Lui ci vede, anche se non lo vediamo.
Dobbiamo cercare di vedere, mediante l'amore donativo Colui che ci vede. L'Adorazione per esempio, e' preghiera del cuore (adorare<---ad orem = verso la bocca), in cui si cerca di andare verso la bocca del Signore, ovvero mandargli dei baci di amore. Adorare e' solo amare la Divinita' da parte nostra e basta, senza ricevere nulla che ci gratifichi.
La preghiera del cuore o di contemplazione ci prepara alla notte dei Santi, che giunge ora per durare fino all'inizio del terzo gradino, quello della perfezione.Siamo oramai nella Vita Passiva.
La notte dei Santi e' un processo di puruficazione che ci manda Dio anche per metterci alla prova; infatti in questo frangende sopravvengono gli attacchi e le tentazioni piu' forti da parte del diavolo, come voglia di fornicazioni insistente, propensione alla bestemmia ed altre ancora.
Piu' uno e' forte e resiste alla sofferenza, piu' Dio lo premia, accorciando questo tempo; se uno e' piu' debole, gli si allunghera' il tempo di fine di questa fase. Ma e' sempre Dio che dispone nella Sua Volonta' dell'orante.
In questa fase si acquista un equilibrio maggiore rispetto alle passioni: gioia, dolore, speranza e consolazione vengono limate e non vengono piu' sentite con intensita'.Si acquista una fermezza che potra' divenire ferrea. (San Paolo della Croce).

Ed alla fine,  la notte dei Santi, Egli cominincia a rivelarsi: come si aprisse una finestra ed cominciasse ad entrare progressivamente un raggio di sole che riscalda, che prima e' pieno di pulviscolo e che diventa sempre piu' puro.
Cominciamo cosi' a vederlo ed ad avere un grande fuoco di amore che arde e piu' il tempo avanza e piu' cresce l'ansia di stare con Lui, quindi cominceremo prima ad unirci in Dio nell'amore, poi ci conformeremo sempre di piu' a Lui e alla fine saremo Trasformati nella piena santita'. A questo punto la nostra anima e' gettata e si confonde nel Suo grande Spirito e diventeremo Dio per partecipazione.(Santa Teresa d'Avila).


Per poter fare questi passi bisogna regolamentare e disciplinare la preghiera.

Dedica un tempo ben preciso alla tua preghie ra: all'inìzio, è utile almeno mezz'ora.
Scegli bene il luogo della preghiera: è neces sario che sia silenzioso e raccolto. Se puoi, met ti davanti a te un Crocifisso o un'immagine sacra. Se ti è possibile, fa' la tua preghiera da vanti all'Eucaristia.
Mettiti in ginocchio: con le spalle erette, le braccia rilassate; se impari a far pregare anche il corpo, la tua preghiera sarà più at tenta.
Incomincia col segno dì croce fatto bene: toc cando la fronte consacra al Padre i tuoi pen sieri; toccando il petto consacra a Cristo il tuo cuore, la tua capacità di amare; toccando le spalle consacra allo Spirito le tue azioni, la tua volontà.
Dividi la preghiera in tre spazi esatti: più or ganizzi la tua preghiera più la rendi facile.

Il primo spazio dedicalo allo Spirito Santo, è lui il maestro della preghiera; concentrati sul la presenza dello Spirito Santo in te. Dice Pao lo: «Siete tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abita in voi» (1 Cor 3,16). Prova a dialogare con lui, prova a esprimergli un problema dif-ficile che hai tra le mani. Invocalo con fede: «Vieni, Spirito Creatore!».

Il secondo spazio dedicalo a Gesù. Fa' preghie ra di ascolto, prendi tra le mani i brani di Pa rola di Dio che ti sono stati presentati nella ri flessione e prova a leggere come se Gesù ti par lasse personalmente. Esperimenta anche l'a scolto della tua coscienza. Interrogati: «Signo re, che cosa vuoi da me?». « Signore, che cosa disapprovi in me?».

Il terzo spazio dedicalo al Padre. Ama! Sta' in silenzio davanti a Lui, sei immerso in Lui: « In Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (Atti 17,28). Ama! Aiuta il tuo silenzio, se è necessario, dicendo: «Padre mio, mio tutto!». Prendi qualche decisione pratica e offrila co me un tuo atto concreto di amore.

Non terminare la preghiera senza qualche de cisione pratica da attuare al più presto: abi tuati ad amare con i fatti; la preghiera deve portarti all'azione.
Concludi con un pensiero a Maria SS., implora con un'Ave Maria la grazia di imparare a pre gare e il dono di gustare la preghiera e di esse re costante.

(Riferimento: Maestro, Insegnaci a pregare di Andrea Gasparino -  Edizioni elle.di.ci, pagg. 259,260).
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Si suggeriscono anche i seguenti testi per approfondire:
Andrea Gasparino – Maestro, insegnaci a pregare - Corso introduttivo alla preghiera. – Edizioni Elle.dc.ci – Costo 6 euro.
Jean Lafrance – Preferire Dio – Edizioni Gribaudi – Costo 11 euro
Silvano del Monte Athos – Ho sete di Dio – Edizioni Gribaudi – Costo 10 euro.
E’ fortemente consigliato il primo dei tre per iniziare ed e’ congruente al corso di preghiera che si  svolge  in Santa Maria sopra Minerva.